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Terapia manuale: Sempre e solo un trattamento a lettino?


Esercizio fisico durante la gravidanza

Oggi la Fisioterapia è cambiata. Noi Fisioterapisti nel 2023 ci serviamo di tecnologia all’avanguardia, palestre dedicate e assumiamo spesso un ruolo determinante nel processo di cura; non abbiamo paura di sostituirci al medico per individuare il miglior piano di trattamento.

Parlare e considerare quindi l’intervento del Fisioterapista solo un “trattamento a lettino” è una definizione quanto meno semplicistica e riduzionistica, fatta più di ignoranza o totale disinteresse per la nostra categoria.


Ho voluto allora interrogare il mondo scientifico per capire se questo modello “passivo” sia ormai da definire ormai “passato” e verificare se nel mondo il Fisioterapista non è più quello che oggi in Italia viene visto solo come un tecnico e non come un professionista.


Ho trovato un articolo interessante, scritto nel 2021 da alcuni colleghi che ci da proprio una risposta alla nostra domanda.



KEY POINTS

  1. Gli interventi passivi ed attivi, qualsiasi essi siano, possono e devono integrarsi in un nuovo modello multi-modale nella presa in carico dei nostri pazienti.

  2. Separare o confinare in due sfere diverse l’intervento manuale passivo e l’esercizio attivo rischia di compromettere l’interno trattamento, confondere il complesso scenario della salute delle persone e rallentare l’intero processo di cura.


Background teorico

La terapia manuale è stata – ed è ancora – l’elemento cardine del trattamento di un Fisioterapista.

Negli ultimi anni, il ruolo del trattamento a lettino è stato spesso criticato e considerato ormai solo come un intervento costoso senza alcuna utilità reale per il paziente, enfatizzando quindi il ruolo dell’esercizio attivo o altre strategie attive.

Molti terapisti hanno abbracciato completamente questa nuova fede, diventando quasi dei trainer o giudicando i pazienti che desiderano ricevere un lavoro a lettino come pigri e svogliati.

Questo pensiero, per chi come me nasce e fonda il proprio lavoro sul gesto terapeutico e sull’inscindibile legame tra la Fisioterapia ed il contatto manuale, considera le conclusioni di questi miei colleghi molto superficiali e decisamente semplicistiche.


Terapia Manuale di Alta qualità

Parlare di Fisioterapia passiva può davvero portarci in inganno.

“Passivo” è un termine cappello che racchiude in sé tante sfumature; un massaggio, una TENS o semplicemente comunicare con il paziente in merito al suo disturbo vengono tutte racchiuse in nel termine “passivo”. Nulla di più fuorviante.

Tutto ciò che una persona riceve, sente o avverte nel momento in cui varca le porte di uno studio di Fisioterapia, rende automaticamente attivo il cervello del paziente di elaborare, pensare ed agire. Non c’è quindi nulla di passivo nel nostro lavoro. Le nostre mani, quando appoggiano su una spalla dolente e la guidano verso un movimento bloccato, comunicano sicurezza, promuovono una lubrificazione dei tessuti, sedano le paure ed i timori del paziente.


La vera differenza, è la qualità dell’intervento che noi impartiamo. Un professionista può eseguire esattamente le stesse manovre di un collega, ma sortire un effetto completamente opposto. Usare parole giuste, approcciarsi con un tocco delicato ed empatico, educarlo a svolgere semplici ma efficaci esercizi fanno la vera differenza tra un intervento “standard e passivo” ed un intervento “attivo ed di alta qualità”.


Si dovrebbe parlare di un “terapista passivo” e non di un “trattamento passivo”. Se il Fisioterapista è “attivo” allora il suo intervento non potrà che esserne di conseguenza.


Smettere di ragionare in compartimenti stagni

Come suggerito dall’articolo, bisogna uscire dalla logica che ci siano momenti “completamente passivi” a lettino e momenti “completamente attivi” in cui il paziente deve solo ed esclusivamente svolgere esercizio. La relazione Fisioterapista-Paziente è una danza in cui sin dal primo giorno entrambi si muovono allo stesso ritmo e con gli stessi passi, servendosi di efficaci terapie manuali e proposte di esercizio dosato e pensato in tutte le fasi in cui si trova il paziente, acuta o cronica che sia.


Usare il cervello, non solo la teoria

Se dunque il mondo sposta il focus di tutto sull’esercizio e considera ormai il trattamento passivo solo una perdita di tempo, cerchiamo di non cascare anche noi in un errore grossolano e da inesperti. Chi conosce bene il nostro lavoro, sa che un paziente ha bisogno di fidarsi del proprio terapista ed ha bisogno di sentire il suo contatto fisico e presente per la sua salute e non possiamo essere solo dei Robot che svolgono meramente un programma di esercizio. Bisogna saper unire le nostre mani e il nostro cervello al servizio del paziente e diventare guide “attive” in tutto il percorso di cura.



CONCLUSIONI

  • I pazienti non sono numeri, quindi non possono essere trattati solo in base a quello che si legge sui testi scolastici.

  • I pazienti sono persone e come tali vanno ascoltati, guidati e toccati per aiutarli a guarire.

  • I Fisioterapisti non sono macchine e non devono solo muovere un braccio in silenzio o impartire i comandi degli esercizi come un computer.

  • I Fisioterapisti sono i veri responsabili nel rendere “sempre attivo” il percorso del paziente, sin dal primo giorno di trattamento.

  • Se il paziente è “passivo”, la colpa è soltanto nostra.


 

STUDY REFERENCE

Daniel I. Rhon, PT, DPT, DSc1, Gail D. Deyle, PT, DPT, DSc J Orthop Sports Phys Ther 2021;51(10):474–477. Epub 1 Jul 2021. doi:10.2519/jospt.2021.10330



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